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sabato 23 gennaio 2016

Il rosso abbagliante della Casa di Augusto


Scrive la studiosa Irene Iacopi, nel suo La casa di Augusto. Le pitture:
"Nel gusto decorativo pittorico augusteo, proteso verso effetti ornamentali fantastici e illusori, si concretizza in particolare anche quella moda di dipingere monstra, forme insensate e irreali, piuttosto che ex rebus finitis imagines certae ... assottigliando le colonne quali steli di candelabro, sostituendo bizzarri viticci ai frontoni, facendo nascere figure umane o animalistiche da esili elementi vegetali e facendo infine prevalere il colore sul disegno grazie all'uso dei cinabri, delle porpore, dell'oro e del ceruleo egiziano, dalle tinte abbaglianti ... la maniera che caratterizzerà la pittura del tipo del secondo stile troverà la sua più raffinata espressione all'interno del ciclo pittorico della Palatina domus di Augusto ..."


Un gusto raffinato, esaltato dall'abbaglio dei colori che, ancor oggi, dopo oltre due millenni, stupiscono lo spettatore per la vivacità e la freschezza.
La tecnica impiegata è dubbia. Affresco, tempera o encausto?
L'encausto, miscela di colore e cera, è fuori causa, essendo utilizzata soprattutto per le navi di guerra, come afferma Plinio ("encausto ... è processo non idoneo a pitture parietali, ma assai utilizzato per le navi da battaglia e oggi anche sulle navi da carico, perché noi dipingiamo anche i mezzi di trasporto e nessuno si meravigli se si vedrà colorata anche la legna dei roghi funebri, ad o che a noi piace mandare  anche i gladiatori incontro alla morte o a una sicura carneficina in una cornice piacevole ...").
L'affresco, invece, consiste nello stendere i colori sull'intonaco ancor umido (a fresco, appunto) - intonaco che, una volta asciutto, grazie alla carbonatazione del calcio, fisserà i pigmenti in modo permanente.
La tecnica dell'affresco presenta, però, due inconvenienti. Richiede somma perizia e velocità d'esecuzione (il colore viene subito assorbito, tanto che son da escludersi i cosiddetti 'pentimenti'): la pittura è, quindi, stesa a pezzi, porzione dopo porzione (ogni porzione eseguita è detta giornata); e tuttavia non sono state rinvenute le porzioni delle suddette giornate (non è stato rinvenuto il quasi impercettibile stacco fra di esse).
Inoltre, come informa Plinio, molti colori sono incompatibili con tale tecnica: purpurisso, indaco, ceruleo, melino, orpimento, cerussa (e lo stesso cinabro) non tollerano la causticità della calce dell'intonaco. 
Da ciò può dedursi come la tecnica usata sia probabilmente la tempera (pigmenti diluiti con leganti di origine animale o vegetale: latte, colle ...).
I colori stesi secondo tal guisa sarebbero poi stati encausticizzati (cosa diversa dall'encausto), ovvero ricoperti da uno strato di cera punica in modo da renderli impassibili nei confronti della luce e degli agenti atmosferici.


CLASSIFICAZIONE DEI COLORI SECONDO PLINIO IL VECCHIO







FLORIDI

AUSTERI


Naturali
minium
cinabro
ruber
sinopis
sinopia
ruber
armenium
azzurrite
caeruleus
rubrica
terra rossa
ruber
cinnabaris
sangue di drago
ruber
paraetonium
paretonio
albus
crysocolla
malachite
virdis
melinum
argilla
albus




eretria
argilla
albus




aurum pigmentum
orpimento
flavus; luteus







Artificiali
(lacche)
indicum
lacca indaco
caeruleus
ochra usta
rosso ferro
ruber
purpurissimum
lacca porpora
porpora
cerussa usta
minio
ruber



sandaraca
minio
ruber



sandix
minio+rubrica
ruber



syricum
sandix+sinopia
ruber



atramentum
nerofumo
niger

Plinio, Naturalis historia, XXXV, 30:

"I colori poi sono austeri o floridi. L'uno e l'altro tipo si ha per natura o per mistura. Sono floridi - e il committente li fornisce a sue spese al pittore - il minio, l'Armenio, il cinabro, la crisocolla, l'indaco, il purpurissimum; gli altri sono austeri. In ogni tipo alcuni si trovano allo stato naturale, altri si fabbricano. Si trovano allo stato naturale la terra di Sinope, la rubrica, il bianco paretonio, la terra di Melo, la terra di Eretria, l'orpimento; tutti gli altri si fabbricano, e in primo luogo quelli menzionati tra i metalli, poi, tra i più comuni, l'ocra, la biacca e la biacca bruciata, la sandracca, la sandyx, il siriaco, l'atramentum".

I colori floridi erano più vividi e brillanti, e perciò più costosi.